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Il mormorio interno di Travis

Buongiorno Travis. Pensi ancora a lei? Davvero non fai altro. Vedi ti affacci alla finestra oggi.Vaffanculo, ci sono altre finestre fuori e dietro ogni altra finestra una donna che scopa con un uomo o che meglio si fa scopare. Che puttane, sono tutte puttane. Luridi, stronzi figli di puttana anche loro, i maschi che le scopano. Soprattutto loro sono dei pezzi di merda che le trattano come schiave e loro, le donne che io amo o forse penso di amare che si fanno usare come pezze per pulire il pavimento. Scopate. Bastardi, li ammazzerei tutti. Vero Travis che ammazzeresti tutti se solo possedessi anche una pistola automatica, oppure un fucile di precisione? Mi guardo allo specchio, dico beh, non sono male, ma non mi riconosco. Penso e catturo quella parola, come ispirazione, la racchiudo in una nuvola e la porto via e mi chiedo se il tipo allo specchio ce l’abbia con me, se davvero si voglia avvicinare e farmi male. No, no, il governo, i santi, i preti, dovrebbero finire tutti nella fossa è questo che pensi Travis? Ognuno pensa ai suoi loschi affari egoisti e nessuno mai davvero fa qualcosa per qualcun altro, forse tu, cioè io, noi due caro Travis, forse noi lo facciamo davvero per l’altra persona? Chissà se quella donna mi pensa ancora. Io so che ti ha amato e forse anche solo per un attimo e quell’attimo ti è bastato. La mano si muove vicino ai pantaloni. Scivola come a prendere una pistola che non c’è. Push, push push. Davanti allo specchio. Li ammazzeresti tutti, o forse, ammazzeresti te, siamo tutti sulla stessa barca vero Travis?
Si addormenta nel suo letto, con un libro spiegazzato tra le mani, la parola “AMORE” scritta vicino ad una macchia di rossetto su una pagina del libro.
Era quella la parola?


K di Killer

Notai che lui, con dolcezza ma risoluto, mi schiacciava contro il letto, e sentii la sua voce suadente nell’orecchio, un sussurro ipnotico che mi ripeteva di stare tranquilla, perché non mi avrebbe fatto male. A quel punto avvertii qualcosa di duro che vibrava e mi scivolava lungo la schiena. Una specie di solletico mi saliva per le vertebre. Non sapevo cosa cazzo fosse ma era evidente che non si trattava di una sega elettrica: e così decisi di rilassarmi e di godermela e, dal momento che ero ubriachissima, mi abbandonai con tranquillità e dimenticai tutto quello che non era il mio corpo. Fu una cosa dolce, calda, appiccicosa. Assaporavo in bocca delizie fondenti. Cioccolatini di desiderio fuso a cento gradi. L’aggeggio duro scendeva lungo la mia schiena e indugiava pigramente sulle mie natiche. E all’improvviso qualcosa di duro, durissimo, tanto duro da farmi male, mi s’infilò tra le gambe, ed entrava e usciva come un pistone idraulico. Solo quando l’ebbi tutto dentro realizzai che quell’arnese era un vibratore. Mi piaceva, sì. E mi faceva anche un po’ paura. Che razza di perverso era mai quello che tirava fuori all’improvviso una verga di plastica senza prima chiedermi il permesso o parlarmene? Era l’uomo che avevo sempre sognato. Quello che avrebbe fatto faville con me. Quello che non sembrava chiedere niente in cambio. Poteva anche essere l’ultimo. In ogni modo, se ero arrivata fin lì, non potevo più tirarmi indietro. E così mi concentrai sull’arnese che mi vibrava tra le gambe e cercai di convincermi che quell’attrezzo meccanico mi avrebbe fatta venire nel giro di tre minuti. Lo sentivo entrare e uscire, all’inizio  faticosamente, quindi sempre più dolcemente mentre io mi lubrificavo, e alla fine con la forza di una tempesta, sempre più potente, e profondo. A un certo punto lui tirò fuori il vibratore e lo sostituì con il suo membro, e io avvertii perfettamente la differenza tra i due stantuffi, perché il secondo era più dolce e flessibile, e non mi faceva male, e supplicai, non so bene chi, per favore, che non fosse di quelli che vengono in cinque minuti, che ci mettesse un bel po’, anche ore. Mi penetrava dolcemente e profondamente e quando arrivava in fondo lo lasciava dentro un po’ e io potevo sentire la punta del glande che mi premeva sulle pareti della fica. A un certo punto avvertii un liquido freddo e appiccicoso che mi scendeva lungo la schiena e poi sentii che lui lo leccava. Pensai che sorbisse il proprio sperma. Da quel tipo mi sarei aspettata di tutto. Ci misi un po’ a capire che si trattava dello champagne. Arrivati a quel punto avrei accettato qualsiasi cosa. Mi facevano male le braccia e le gambe, facevo fatica a respirare perché avevo la faccia schiacciata contro il cuscino, ma non m’importava. Potevo anche morire asfissiata, svenire una volta per tutte in quel letto e non mi sarebbe importato. Lui continuava a muoversi avanti e indietro. Mi teneva per i capelli. Inarcai la schiena. Lo sentii con una voce simile ad un remoto canto di sirena e diceva che voleva vedermi venire, veder come mi tremavano le gambe, come contraevo i muscoli dello stomaco, e la cosa mi eccitò tanto che sentii una corrente calda salire dal monte di Venere fino alla gola come un razzo, le viscere sciogliersi come cioccolato caldo, e cominciai a gemere, in un modo così acuto che stentai a riconoscere quella voce come la mia. Fu un gemito lungo e profondo che mi veniva da dentro, da qualche punto recondito e fino ad allora inesplorato, e tagliò l’aria come un coltello. Mi dilatavo in proporzioni oceaniche. Fu come se si aprisse una diga. Onde e onde di acqua salata mi scaturirono da dentro. Sentivo che originavo fiumi, laghi, mari… e lui avanzava faticosamente verso il mio fondo come un nuotatore che va controcorrente. E dopo ch efui venuta lui continuò a serpeggiarmi dentro, sincronizzando balletti acquatici e alla fine l’ho sentito gemere e ho capito che era venuto anche lui. Allora chiusi gli occhi, sazia, e mi addormentai quasi di colpo.
Mi svegliai la mattina dopo. Pensai che era piuttosto bello, ma neanche poi stratosferico. Avevo dormito con esemplari anche migliori. E tuttavia un pensiero mi passò per la testa come un lampo: questo sarà il padre dei miei figli.


Il peccato originale

E se non fai mai del sesso, sta dicendo Adam, non acquisirai mai un senso di potere. Non acquisirai mai una voce o un’identità propria. Il sesso è l’atto che separa te dai tuoi genitori. I bambini dagli adulti. E’ facendo sesso che gli adolescenti si ribellano per la prima volta.
E se non fai mai del sesso, mi dice Adam, non crescerai mai oltre quello che ti hanno insegnato i tuoi genitori. Se non infrangi mai la regola contro il sesso, non sarai in grado di infrangere nessun’altra regola.

E’ difficile per chiunque nel mondo di fuori anche solo immaginare quanto completamente venivamo plagiati.

Per tutta la storia, i più potenti sono sempre stati dei maniaci sessuali. E mi chiede, per caso il loro appetito sessuale deriva dal possedere potere, o forse la loro volontà di potenza deriva dal loro appetito sessuale?
E se non  si è avidi di sesso dice si potrà essere avidi di potere?
No, dice lui.
E invece di eleggere funzionari onesti, noiosi e sessualmente repressi, dice, forse dovremmo trovare i candidati più infoiati e forse loro combinerebbero qualcosa di buono.


Sesso e ribellione

La vera ribellione sta nel sesso. La vera ribellione da ciò che ci comanda, se vogliamo liberarci da chi ci ha creato dobbiamo creare anche noi, se non vogliamo più provare sensi di colpa nei confronti di chi ci ha generato, se non vogliamo più sentire il peso del peccato, dobbiamo essere noi a generare delle nuove creature. Questo è valido anche dalla schiavitù indotta dalla religione, principalmente quella cattolica, cosa potevano fare Adamo ed Eva pur di liberarsi dalla schiavitù di Dio se non divenire essi stessi dei creatori? La metafora della mela non è altro che una metafora di un accoppiamento che equivaleva a ribellione e indipendenza.
La prima forma di ribellione per un adolescente nei confronti dei propri genitori è la scoperta del sesso, della masturbazione. Ma fino a quando non c’è il vero sesso si proverà il senso di colpa che potrebbe essere dilaniante.
Tutte le personalità più grandi di questo mondo solitamente sono stati anche dei grandi trasgressivi sessuali. Come dire, ci vogliono le palle è vero. Come dire, Dio esiste fino a quando non ci moltiplichiamo noi, come dire che Dio non esiste. Bisogna fottere e fottersene. Le più grandi verità delle vita, sono così maledettamente banali.
No, non credo che oltre i trentanni sia necessario continuare a credere in amici immaginari. Forse è anche per questo che le donne sono generalmente più pacate dell’uomo. Per loro la mela è molto più facile da consumare, da offrire, nel vero senso della parola, al primo sprovveduto.
Ma l’unica verità è che fino a quando saremo prigionieri di questo corpo non saremo mai liberi. Ma se non esiste un Dio, esisterà comunque qualcosa che trascenda l’uomo? Forse l’uomo stesso?


Castelli in aria

Castello di carte

Castello di carte

Da: IoGuido

Amo fare castelli  di carte in aria. Posso assicurarvi che non è facile. Ho visto le migliori generazioni di progettisti sciogliersi come cera al sole di fronte al rifiuto di un’ abitabilità dopo lo spostamento di qulache carta da parata perimetrale. Inutile alzare la voce, non c’è volume. Ho visto le migliori generazioni di cartomanti fare carte false, prendersi gioco di fanti e santi, alzare con la mano sinistra la posta in gioco e mai recapitata pur di promuoversi alla classe superiore. Se è scala 40, sarà omologata. Ho visto veri falsari attribuirsi attributi maschili, attribuirsi tributi romani e barbuti padani pur di poter dire la loro sul gioco villano del vicino di mano. Carta canta, inutile cercare di dormire. Inutile cercare la rivincita sulla sorte, una volta tirata. Inutile barare col morto a ventuno (3 sette). Ogni carta è diversa, può prendersi gioco di voi se non la sapete giocare seriamente. Scartatevi prima d’iniziare. Ogni carta è diversa truccata. Il tre di fiori va bene per fare il giardino, il sei di quadri se volete un castello monolocale, il donna di cuori sulla torre, l’alfiere bianco davanti al ponte levatoio, l’asso piantato al centro dell’attenzione. Se vi han dato un due di picche fate buon gioco a trivial. Se avete una mano di fiori, piantateli. Prima o poi le fioriere fioriranno. Usate carte napoletane per i bassi, bergamaschie per donne moderne, piacentine se volete farvi ben volere. Ricordate che carta più alta con i tacchi. Fate il vostro gioco senza incartarvi, senza farvi rubare il mazzetto di fiori, senza correre ai ripari quando non sono rotti. Prendete una carta, guardatela, fatela vedere a chi vi sta vicino, rimettetela nel mazzo, mescolate solo con la destra, guardatemi negli occhi, abbassate gli occhi…è l’asso di fiori? No? avete sbagliato a prendere la carta. Ritentate, tarocchi!


Arianna Vanini