Amore mio.
Mio. Nessuna cosa è in mio vero possesso. Dichiarando che ciò che amo è anche mio in quello stesso momento ho affermato da una parte di non amare e dall’altra di munirmi di un’arma eccezionale che mi condurrà ad una morte prematura.
L’uomo come la donna non possiede nulla, forse neanche i propri figli possono definirsi proprietà privata. Perché essi sono liberi di incontrarsi con il resto del mondo e non c’è nessuna catena che li debba tenere legati a chi li abbia procreati. E’ dunque vero che l’uomo non possiede nulla. Una donna che ti vuol vivere accanto non è un tuo possesso. Amore mio. Stella mia. Nulla è tuo. Ma il mondo vuole farti credere che tu possa avere il privilegio di poter possedere anche l’amore. L’amore non si possiede, si vive.
L’uomo quando ha la pretesa di possedere può arrivare fino ad uccidere gli altri o se stesso, come un bambino capriccioso quando scopre che gli hanno rubato il proprio giocattolo. Quando quell’uomo scoprirà che nulla può davvero essere in suo possesso, perché come animali abitanti la terra facciamo parte di un tutt’uno con l’intera natura e nulla è nostro ma tutto è in noi, quell’uomo impazzirà e sarà in grado di distruggere il suo amore come lo stesso giocattolo che buttò via da bambino. Quando un uomo crede di possedere sarà semplice per lui una volta scoperta la verità e cioè che nulla si può possedere, di distruggere ciò che lui riteneva e pretendeva di poter possedere.
L’amore non si ha, si vive. La vita non si ha, si vive. Forse solo la morte è davvero nostra, ma ci annichilisce.
Ciò che pensate di possedere in realtà non lo possedete affatto.
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Posseggo dunque non sono
La speranza seduttrice
Chi di speranza vive disperato muore. La vita non ha tempo per essere sperata, tanto meno per essere sparata da qualcuno magari per abbreviarla ai minimi termini, o ai minimi terminali di attrezzature mediche. La speranza non è altro che la falsa credenza che ci si crea quando la nostra vita inizia ad apparirci insopportabile, non sopportando questa vita iniziamo a disperare per un’altra che ci sia dopo la nostra morte e non facciamo nulla per migliorare quella presente. E’ questo il desiderio di chi vive sperando: l’attesa disperata che dopo la morte ci possa essere una vita riparatrice e migliore, una scusa per non vivere la propria vita del presente e lasciarsi andare ad una lenta e marcescente degradazione della propria persona, attraversando l’ozio ascetico della preghiera fino a giungere alla morte.
Dopo la morte non c’è nessuna vita migliore. Speriamo che. Speriamo. Dice la gente senza sapere a cosa spera. E’ ad una nuova vita che si spera e a null’altro. Ad una vita che dopo la morte ci gratifichi di più di questa. E’ per questo che alcune persone sono disperate. Non riuscendo a capacitarsi del fatto che la loro vita è quella che stanno vivendo e capendo che di altre migliori non ne possono avere iniziano a sperare. Quando il loro dolore, procurato da loro stessi nel circolo della speranza, diventa ancora più acuto essi divengono disperati, ed il passo dalla disperazione alla morte è brevissimo.
Non vivete mai sperando di nulla. Rischiereste la disperazione e poi una morte invereconda. La speranza è come un anello che ci stringe su se stesso fino a sgretolarci. Davvero esistono le catene che ci tengono in prigione e come fantasmi nelle nostre notti vorremmo davvero liberarcene. Al mattino però continuiamo a tenercele, perché così sembra che sia giusto per coloro a cui ci siamo dati come schiavi. Perché è così che vi vogliono far credere.
La speranza non è altro che un’altra forma di fede. Fa vivere l’inferno in questa vita perché si crede che ci sia un paradiso dopo.
La ballata sul dirupo
Non voglio cadere in amore perché non voglio sentirmi precipitato, vorrei essere di tutto una parte, partecipato
Non voglio cadere in amore è come una molla che mi rimbalza altrove
tu che osi definirti felice in coppia e poi tutto scoppia, casa, dolce, casa, famiglia figli bambini lavoro torna resta
un coltello piantato nella schiena, una vasca piena di sangue, mura devastate da proiettili
fuori fori e dentro buchi
che cosa possiamo farci di questa storia?
non vedi che tutto è campato per aria, come castelli diroccati, o aerei dirottati,
false piste da seguire, magari un fiume di cocaina
con il nostro segugio che sa e ci ritrova ad ogni angolo
dove ho dimenticato di pulire
sangue lì, sangue del mio sangue
ma dove ti sta trascinando via tutta questa lucida follia
e allora urli voglio andare via
ma non sai che la colpa è del sistema
ma non sai che la colpa è del sistema
ma ti sistemo io, ti sistemo io. Te lo dissi anche quando c’incontrammo, adesso ci sistemiamo, io e te.
Lo abbiamo fatto, direttamente sistemati
adesso viviamo come terremotati e non arrivano mai i soccorsi
chiama l’ambulanza per la vita, non quella per la morte
chiamate la polizia, oddio mia zia, è sistemata pure lei
un sisma del settimo grado della scala macelli
adesso uno squarcio del cielo e uno sul mio volto e tutto andrà via
sì sì, ci siamo proprio sistemati
la lapide lungo quello sterminato fazzoletto di terra
mi vien da piangere, il fazzoletto
lacrime cadono, scivolano si poggiano.
Sistematicamente come quando la pioggia piove.
Sono caduto in amore, inciampato, caduto e morto. Arrivano i soccorsi, gli orsi, i matti, le camicie
rivestitemi
Sono caduto come la pioggia, piovo un po’ anch’io ovunque
perdo (acqua)
chiudete la falla (fall in love) non fatemi scorrere nel mare.


