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Susan Sontag: “L’orgasmo è la salvezza adesso mi amo e posso scrivere” – Spettacoli & Cultura – Repubblica.it

19 nov

L’arrivo dell’orgasmo ha cambiato la mia vita. Mi sento liberata, ma non è questo il modo giusto di dirlo. Più importante: mi ha limitato, ha chiuso delle possibilità, ha reso chiare e nette le alternative. Non sono più illimitata, e cioè un niente. 

La sessualità è il paradigma. Prima, la mia sessualità era orizzontale, una linea infinita suddivisibile all’infinito. Ora è verticale; sale e ricade, oppure niente. 

… 

L’orgasmo mi fa concentrare. Ho una gran voglia di scrivere. L’arrivo dell’orgasmo non è la salvezza ma, qualcosa di più, la nascita del mio ego. Non posso scrivere finché non trovo il mio ego. L’unico tipo di scrittore che potrei essere è il tipo che si espone… Scrivere è spendersi, giocarsi d’azzardo. Ma fino ad ora non mi era piaciuto nemmeno il suono del mio nome. Per scrivere, devo amare il mio nome. Gli scrittori sono innamorati di se stessi… e i libri che scrivono nascono da quell’incontro e da quella violenza.

Susan Sontag: “L’orgasmo è la salvezza adesso mi amo e posso scrivere” – Spettacoli & Cultura – Repubblica.it.


Nuvole e paglia

Navighiamo tra le nuvole, noi con le nostre teste di piombo
siamo pesanti, a volte troppo pensanti
con i nostri sogni troppo d’oro
talmente ricchi che potremmo rivenderli a cacciatori di perle
oggi non ho la lucidità di una volta
ho sempre la testa per aria e gli occhi puntati giù
qualcuno pensa sia uno scoppiato
perché qualcosa mina alla mia volontà
qualcosa ha attentato alla mia vita
è che in realtà a volte mi sento un fuoco artificiale
piuttosto che un vago fuoco fatuo.
Mi accendo e poi mi spengo.


Quando l’ego gioca col Lego, costruisce mattoncini immaginari, castelli in aria frantumati da un piccolo uccellino viaggiatore, se più grande senti di essere dentro più piccolo diverrai agli occhi di chi ti guarda vicino, sei una miniatura ingigantita, la forza, la follia stretta tra le dita, impugna l’arco e scocca le ore, voleranno via come frecce in questo orologio disperso nel mare, galleggiando sulle onde come un tempo dimenticato, quale sia la ragione essa va via, si distacca lontana all’orizzonte, tramonta la ragione, sorge l’idiozia come una luna che sogghigna dietro a un monte.

E se tu volessi andare via, dico amore mio, tu volessi andare via, lascia scuoterci in questa balia, tutto affoga, tutto ha foga di bagnarsi, in acque salate che ci brillano la pelle, al sole, alle stelle.

Buttami via, io non ho necessità di questo infiammare, non sono un cerino, se voglio mi accendo sempre, buttami via, ma non smetterò di luccicare, non sono un anellino da portare alle dita, non sono un agnellino, sono cerbiatto e volpe, leone e tigre tra le foreste di questa enorme vita e posso andare via fiero, lontano lassu’ come un’aquila inferocita.