Che vuol dire poi voltare pagina se non girare ancora per trovarsi sulle stesse lettere, appiccicato e spiaccicato come un moscerino che tenta invano di fuggire dalla stanza calda e luminosa dove è entrato, da quella luce psichedelica che tanto lo attrae. Tutto ci da dipendenza fino a sbattere le ali contro il muro, e proviamo piacere.
A volte ho paura di guardare mentre gli altri mi guardano e allora mi metto in guardia, con la mano sulla fronte, guardingo, vedo la linea dell’orizzonte con le orecchie tappate, aspetto un segnale, con circospezione, mi volto piano, poi, solo dopo, decido cosa fare.
Sentirsi giudicati e sentirsi giudicati male, giù di Cati, Cati già, già, Cati l’amore mio, sì, ma adesso lei non c’è, non centra e forse un giorno ci sarà. Sara, che adesso dorme perché non è più primavera. Vera, fuggita con quel losco figuro, un capro espiatorio di nome Frank. Frank, Capra amava dirigere i suoi propri e sporchi film, un regista pecoraio. Ma fermiamoci qua. Cheppoi un giorno dal macellaio conobbi Marcella.
Il giudizio dunque, quello universale, quello che ci si versa addosso magari a giornate alterne, o meglio alterate, come il tempo, il giudizio versatile, quello che fa un male cane ed in realtà magari è solo un dente, dannato giudizio. Non ti muovi bene? Ti senti un imbranato. Eppure era bello dirsi da solo, mi sento un imbranato. Giudicarsi, giustificarsi, tutto ciò che inizia con giu non sembra giusto. Se è giù non è up, nè cool. Ma giusto allora è l’eccezione che conferma la regola. Ha il buon gusto di non essere sbagliato. Giuro ma non spergiuro che lo sia davvero. Che non si sa cosa sia giusto, forse è più facile conoscere ciò che è sbagliato, perché lo sbaglio lo giudichi dopo, ciò che è giusto lo decidi a priori, filosofia spicciola, proprio due centesimi. Ho le idee confuse, ho bisogno di un po’ di giustizia (cool!) anche per le idee che combattono tra loro nella mia mente, ovunque c’è guerra, dentro e fuori di noi. Siamo persi già in partenza, ma confido che un giorno ci ritroveremo, e faremo l’amore, esattamente come due innamorati. Dobbiamo unirci tutti, fare di questo mondo un bordello e decidere di fare tutti insieme l’amore, a prima vista.
E tutto questo per dire che io vengo da qui e a volte vi ritorno



8 dicembre 2008 at 9:21 pm
Hai le idee confuse: si scrive né, non nè
.
9 dicembre 2008 at 8:35 am
Ho una tastiera moooolto antica
3 maggio 2010 at 11:24 am
Eccoti, il i tuoi commenti alle mie poesie li ricevo nell’altro sito…adesso leggo il tuo blog.
Ma vuoi farti vedere!!!!!!!!
caro TANDREAM sconsolato……
A presto
KATERINA
25 maggio 2010 at 2:45 pm
L’altro me è quello che ci fa correre nella pioggia e urlare: TI AMO. L’altro me è quello che sa che Lei non è quella giusta ma ti fa combattere contro i mulini a vento. Sorrido all’altro me, quello che brucia dentro di me, quello che vorrebbe scalare la luna e poi mangiarsela per colazione. Un giorno io e l’altro me saremo una cosa unica e brilleremo di Luce immensa.
2 gennaio 2011 at 8:56 am
[...] Perché tutte le ca**ate sono e saranno sette, più una Agitarsi prima dell’usoChiedimi una traduzioneI transumaniL’altro me [...]