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Il Cimitero di Praga

Occorre un nemico per dare al popolo una speranza. Qualcuno ha detto che il patriottismo è l’ultimo rifugio delle canaglie: chi non ha principi morali si avvolge di solito in una bandiera, e i bastardi si richiamano sempre alla purezza della loro razza. l’identità nazionale è l’ultima risorsa dei diseredati. Ora il senso dell’identità si fonda sull’odio, sull’odio per chi non è identico. Bisogna coltivare l’odio come passione civile. Il nemico è l’amico dei popoli. Ci vuole sempre qualcuno da odiare per sentirsi giustificati nella propria miseria. L’odio è la vera passione primordiale. E’ l’amore che è una situazione anomala. Per questo Cristo è stato ucciso: parlava contro natura. Non si ama qualcuno per tutta la vita, da questa speranza impossibile nascono adulterio, matricidio, tradimento dell’amico… Invece si può odiare qualcuno per tutta la vita. Purché sia sempre là a rinfocolare il nostro odio.  L’odio riscalda il cuore.

Il Cimitero di PragaUmberto Eco


2010 in review

The stats helper monkeys at WordPress.com mulled over how this blog did in 2010, and here’s a high level summary of its overall blog health:

Healthy blog!

The Blog-Health-o-Meter™ reads Wow.

Crunchy numbers

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A helper monkey made this abstract painting, inspired by your stats.

A Boeing 747-400 passenger jet can hold 416 passengers. This blog was viewed about 5,600 times in 2010. That’s about 13 full 747s.

 

In 2010, there were 94 new posts, growing the total archive of this blog to 293 posts. There were 3 pictures uploaded, taking up a total of 315kb.

The busiest day of the year was October 9th with 199 views. The most popular post that day was La verità su Sarah Scazzi.

Where did they come from?

The top referring sites in 2010 were facebook.com, alkemilk.tumblr.com, lidi.forumfree.it, friendfeed.com, and 2elle.wordpress.com.

Some visitors came searching, mostly for andrea trofino, le ragazze sono come le mele sugli alberi, don giovanni byron, castello di carte, and the weight of the world.

Attractions in 2010

These are the posts and pages that got the most views in 2010.

1

La verità su Sarah Scazzi October 2010
12 comments and 1 Like on WordPress.com,

2

Le ragazze sono come mele sugli alberi January 2009
3 comments

3

“Don Giovanni” di Byron February 2009

4

Agitarsi prima dell’uso January 2008
2 comments

5

L’altro me October 2008
4 comments


Fai la tua parte e non metterla da parte

Iniziare la parte dalla parte giusta, senza fissare la giornata incollata alla parete che non si scolla, scrollarsi di dosso un altro giorno come polvere del passato, andare avanti sempre con la propria parte o meglio ancora appropriarsi di una seconda parte, avere più ruoli da attore protagonista nella vita, talvolta è proprio fingendo di essere altri che siamo maggiormente noi stessi ma ciò non toglie e dunque mette un forte accento sul fatto che siamo anche una parte integrante e integrale così come lo è la crusca del pane, noi alla società stessa, a volte avanziamo (come pane in cucina) oppure andiamo avanti in piazza, non ci lasciamo fermare, caso mai dovremmo lasciarci formare, ma da chi ormai? Forse la cosa migliore è lasciarci forgiare dall’unica fiamma che ci tiene in vita, quella che ci scalda all’interno e accende il nostro combustile per dirigerci, volando come dirigibili, digeribili dal cielo che ci sputa dopo averci inghiottito, ma quest’ultima cosa la fa il mare, lo fanno i gorghi e gli ingorghi, siamo proprio trafficati e persi nel traffico, spacciamo e ci spacciamo, siamo noi e siamo altri, siamo tutti e ci stiamo dimenticando che non v’è divisione non c’è nessuno spartiacque tra me e te, e  il sè, e quando ce  ne andremo cerchiamo di non scavare i fosse, ma affondiamo i nostri propri aggettivi rendendoli vivi e portandoli alle mani, galleggianti, facciamoli giocare come coriandoli di… Natale che sprizzano gioia, per chi ci crede ancora, per chi non ci crede più, per chi non ci ha mai creduto. Se il mondo va a puttane tanto vale farci andare anche la luna e tutti gli altri pianeti. In fondo è questa la vita, siamo qui per cazzeggiare non date ascolto a chi vi dice altrimenti.


Sabotaggio

Lo faccio di sabato e rimane il mio sport preferito: il sabotaggio. E’ un incrocio tra la febbre del sabato sera e il canottaggio, si effettua all’aria aperta e mi chiedo sempre chi la lasci aperta, come l’acqua, già che c’è la crisi e le tasse sono sempre più salate mentre sempre di meno lo è l’acqua dove butto la pasta poiché appunto il sale costa, ma anche le crociere Costa.  Questo sabotaggio si effettua disinnescando il cervello dalla realtà slegandolo e lasciandolo libero di correre per i prati e i campi del più semplice illusionismo ottico. La fuga dei cervelletti. Hai testa? No, scomparsa, è  venuta croce e ci ha detto di optare per l’altra faccia della medaglia. E’ così che saltano in aria le idee e provocano ustionati di terzo e quarto grado. Di solito sono i bruciori agli occhi dopo una notte passata a pascolare il proprio cervello per le valli dei sogni ad occhi aperti. Di larghe e strette vedute, pupille che si dilatano e si restringono, cogliere tutto con un’occhiata e riseminare il tutto al di sotto delle proprie vedute, far tracimare i fiumi creati dalle proprie lacrime, inondare il mare già pieno di altre onde, rimandare e riordinare i pensieri scomposti. Mascalzoni. Se ne vanno in giro nudi tra un’idea e l’altra, esigono la massima libertà di espressione, respingendo quella di repressione. Così si disattivano le mine anti-uomo, le o-mine. Disattivando le o-mine troviamo le donnine. Il punto è che tutto finisce in un grande scoppio. Sempre. Ogni qualvolta effettuiamo un sabotaggio il sabato sera va sempre a finire di sembrare degli scoppiati. Ma ormai è normale amministrazione per la nazione intera. Chi mai ci farà caso, e soprattutto chi mai ci farà casa, direbbe il senzatetto e il terremotato. Chi ci fa da casa? Forse nessuno ci fa caso.


Corde delicate

Sono giunto a toccare corde delicate che scendono dal cielo, corde che come piume svolazzano da un lato e l’altro, come se fossero le corde delicate di un’altalena su un bellissimo prato. Altalenandomi su queste corde delicate avrei voluto sfiorare le tue corde vocali, non per strozzarti amore, ma per accarezzarti piano il collo con le mie dita, toccare le tue di corde delicate, sfiorarti piano fino a scendere sul piano forte che è dietro la tua schiena e lì, toccare le corde, le altre corde che fanno suonare il pianoforte. Se ti amo è perché quando ti tocco sai trasmettere musica, se ti amo è perché quando ci accarezziamo siamo una melodia perfetta. Ma lo so amore, e lo sai anche tu, a volte le corde si spezzano e cadiamo per terra, tutto non è mai per sempre, le corde sono delicate, possono scordarci di noi e slegandoci lasciarci andare. Dobbiamo saper stringere queste corde delicate intorno a noi, fino a farci male, perché lo sai, l’amore è la passione più sadica che esista, ci dobbiamo incatenare con queste corde al muro e resistere finché possiamo, finché nessun altro venga a tagliarci e a reciderci, come alberi dobbiamo restare fermi e decisi contro ogni intemperia. Ma quando gli eventi e i venti spezzeranno quelle corde dovremo renderci conto di poterci liberare, l’uno da una parte e l’uno dall’altra, ci slegheremo da quelle corde delicate e dalla prigionia bellissima dell’amore saremo di nuovo liberi per poter amare, forse, ancora una volta. Ho i polsi che sanguinano tesoro mio, queste corde delicate hanno un’aspetto che ci può ingannare, a volte diventano le manettine dell’amore, a volte diventano strumenti di tortura e ci ritroviamo con ferite che non sappiamo neanche quando ce le siamo fatte. Questa passione ci stringe e ci costringe, a volte ci rilascia, è il nostro carcere e il nostro carceriere e allo stesso tempo il nostro angelo che non vuole vederci dividere. Ma l’amore dev’essere senza catene, e sai una cosa, solo se ti muovi puoi sentirle, se resti fermo non ti accorgerai del fatto che in realtà pur sempre di una prigionia si tratta. Ma io lo voglio senza catene, un amore senza catene. Mi lascio adesso andare sulle corde sottili, sulla tua pelle mi lascio andare, scivolo piano, è l’unico istante in cui produciamo melodia. Io le dita, tu il mio strumento di piacere.


Le canzoni di Bilitis

Stanotte, ho fatto un sogno. Avevo i tuoi capelli intorno al mio corpo. Avevo la tua chioma, come una nera collana, sulla nuca e sul petto. Li accarezzavo, e mi parevano miei. E noi eravamo avvinti per sempre, così, da un’unica chioma, la …bocca sulla bocca: come due alberi che hanno, spesso, una sola radice. E a poco a poco m’è parso, tanto le nostre membra erano confuse, ch’io divenissi te: o che tu entrassi in me, come il mio sogno.

Louÿs Pierre, Le canzoni di Bilitis


Magnesio

Assumo magnesio e rimando il piombo grigio ad altri anni oscuri. La mia pelle è cosparsa di magnesio scintillante, sono un minerale che combatte la lotta contro i fumi dell’anidride carbonica. Questo è l’argento vivo addosso che porto dentro, ne assumo in grandi quantità e riesco a spezzare e filtrare metalli ben più pesanti e a soffiare via le polveri sottili che si poggiano sulle mie spalle. Il magnesio mi rende elettrizzante, mi da la scossa che previene il fulmine al ciel sereno. Dobbiamo cospargerci il capo di sali di magnesio, non di cenere, farci scintillare la testa contro il buio del nero carbone che oscura il mondo in queste notti di ventiquattro ore. Non voglio indossare un metallo pesante ma voglio assumere un minerale nobile all’interno, il mio scudo contro ogni avversità della vita, contro la diversità liquida. Se tutto scorre noi dobbiamo pietrificarci, metterci del metallo addosso, sentirne l’argento e con i sali rivivremo imparando a camminare e non più a scorrere o a galleggiare sulle acque. I sali di magnesio sono le briciole delle stelle che si sgretolano e finiscono sulla testa per accenderci nel buio, sono la nostra unica protezione. Per non lasciarci trasportare dalla corrente saremo dunque fermi come il marmo, duri come l’acciaio, brillanti come l’argento, accesi come il magnesio, ci rinchiuderemo così in bar d’alluminio dove donnine di maiolica giocheranno con noi su di un cavallo di cristallo su questi lunghi lastroni dei palazzi che cadono a piombo sulla terra. Visi incrostati nel ghiaccio della luce elettrica, anime di pietra, terrificate nella terra, cervelli di rame addormentati dal pesante metallo del sonno, sotto un granitico letto di giada freddo come il ghiaccio incuneato in una stalla d’inverno.


Scorrere liquidi

Ho visto così scorrere liquidi nel cielo di metallo attraverso questo sbrinato vetro d’autunno con i tergi lacrime sempre accesi per paura che un insetto dalle ali di farfalla si potesse incastonare in questo quadro ben poco idilliaco in un’opera più ampia la quale lo contiene al suo interno. Siamo inscatolati come bambole russe e a nostra volta entriamo nelle scatole altrui. A volte le scatole altrui si rompono a volte siamo noi a irrompere e attraverso questo ciclo infinito di combinazioni ci ritroviamo sempre all’interno di una stanza senza porte e finestre per uscire e dunque ci fermiamo ad osservare fuori. Spesso preferiamo farlo perché ciò che entra ed esce dalle varie scatole è spesso una cruda realtà che non sopportiamo o che forse non ancora riusciamo a supportare come se il nostro cervello dovesse ancora passare ad un sistema operativo più adatto alla vita del Sistema.
Non sono solo i cristalli che sono liquidi. Oggi tutto è liquido e puntualmente veniamo liquidati. Il lavoro è una botte piena che lentamente si svuota, l’amore si consuma in una notte come un bicchiere scolato (one shot, una botta e via) in discoteca, la vita è una cantina di pregiati liquori che ben presto viene esaurita perché dobbiamo fare in modo di inebriarci pur di dimenticare (la morte?). Tutto scorre così liquido e noi veniamo liquidati con esso. Siamo gli stessi cristalli che ci ostiniamo a guardare pur di cercare una verità, non sapendo che una volta giunti ad una verità totale ed assoluta non faremmo altro che decretare la nostra stessa morte. Non si potrebbe vivere conoscendo la verità totale dell’uomo, non sarebbe supportato dal nostro Sistema. Così ogni tanto ci spegniamo.  A volte ci spezziamo. A volte mangiamo uno spezzatino e ci ritagliamo un angolo di tempo da appendere alla parete da usare come bersaglio delle nostre freccette per ammazzarlo. Ed è proprio così e sempre lo sarà come già diceva qualche filosofo greco, tutto scorre nulla resta. Soprattutto quando hai paura. Scorre. E’ allora che sei davvero diventato simile ad un liquido. La peggior cosa in quest’economia liquida è quella di aver paura e farsela addosso. Sì, così davvero tutto scorre. Tra le nostre e le vostre gambe. Forse un giorno ce la faremo tutti sotto dal ridere.


La patafisica

Tutti pazzi per il romanzo patafisico di Affari – Affaritaliani.it.

Oggi ho scoperto di essere un patafisico.


Appunti sul destino

Le fedi si moltiplicano all’infinito, perché è troppo grande la disperazione dell’animo umano.

Non bisogna lottare contro il destino, ma bisogna abbracciarlo come un amico e perseguirlo. Più cercherai di combatterlo più esso ti sbatterà nel fango.

Non ti opporre al destino, se tu accetti il destino esso ti accompagnerà dolcemente, se ti metti contro il destino esso ti prenderà per i capelli e ti trascinerà via con esso.