Un’auto corre sull’autostrada, veloce ma non troppo. L’uomo al volante non è un guidatore spericolato. Va al lavoro: a visitare lo stabilimento che dirige, o ad un appuntamento d’affari. D’improvviso vede dinanzi a sé un muro, un grande muro di cemento. Non ha neppure il tempo di chiedersi come mai sia lì, quando l’abbiano costruito. Schiaccia con tutte le sue forze il pedale del freno, cercando di non perdere il controllo della vettura. Si ritrova coperto di sudore freddo, verso il ciglio della strada, fortunosamente evitato da automobili e camion, che lo ingiuriano sorpassandolo.
Questi uomini che si imbattono in un muro immaginario non possono continuare sulla stessa strada: devono accostarsi ai lati, fermarsi a riflettere sul senso e la direzione della loro corsa.
Ma soprattutto la loro allucinazione grida: ho paura. Una tremenda paura di schiantarsi contro qualcosa di durissimo, insormontabile. E tuttavia costruito dall’uomo e dalle sue macchine: un muraglione di cemento.
Questa paura non è altro che la rappresentazione di un’improvvisa impotenza sessuale che getta il maschio nel panico. Poiché non c’è paura senza un senso di impotenza, nei confronti di qualcosa o qualcuno che è più forte di te, impenetrabile dalle tue forze e dai tuoi strumenti, la paura totale. L’uomo è insicuro perché vive nella paura. E’ a quel punto che è assolutamente necessario cambiare strada attraverso un territorio in cui si passa da una condizione umana ad un’altra. In questo caso chi da bambino dipendente diventa uomo. Responsabile di sé.
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Il maschio ha paura
Intervista
La mia più grande paura è la solitudine ma è una paura già collaudata in quanto già sono solo. Mi è difficile trovare una donna che mi accetti per quello che sono. Un tipo stralunato che non dorme la notte e preferisce guardare le stelle ad occhi aperti per farsi tanti castelli in aria e il mattino dopo non capire niente.
Vorrei fuggire in un posto come le Bahamas, lontano da questa città piena di merda, di puttane, drogati e politici corrotti che infestano i marciapiedi tutte le notti per insozzarli con i loro piedi da star, almeno lì le impronte le lascerei sulla spiaggia e forse conoscerei anche qualche bellezza locale, qualche stella marina piuttosto che quelle del cielo.
Così magari potrei mostrare anche la parte migliore di me stesso, ah ah ah! Sì, quel mio profilo sinistro, quello dove si vede anche il neo! Sto scherzando. Mostrerei il modo in cui riesco ad essere dolce e buono, il modo come riesco ad amare le donne a differenza di quei brutti bastardi che le maltrattano e le picchiano. Sì, credo che nessuno saprebbe amare come lo farei io. Ma forse è solo una grossa cazzata.
Perché a volte è il mio lato peggiore che prende forma ed è quella parte di me che resta in silenzio di fronte alle ingiustizie, s’irrigidisce e s’incazza davanti alla sporcizia di questo mondo. Forse il mio lato peggiore è la barriera del silenzio che mi si contrappone al contatto degli altri, benché alcuni dicano anche che il silenzio è d’oro e che senza non si può ascoltare davvero.
Forse è anche per questo che amo tanto le donne, perché loro riescono a vedere cosa c’è oltre gli occhi di un uomo che parla poco, loro possono prenderti l’anima e buttarla via, oppure prendertela per leggerti dentro, infilarci le mani e toglierti il cuore. Ecco, è che a me piace restare senza cuore nel senso che mi piace darlo, in fondo il mio cuore è esattamente come una puttana e batte sui marciapiedi.
Ed è per questo che la cosa che mi da noia di più adesso è aver perso l’occasione di poter amare ed essere amato da una donna davvero speciale, una donna a cui però forse non piacevano molto i film porno… peccato! Ma un giorno forse andranno alla grande, ah ah ah!
C’è questa ingiustizia che mi perseguita e che perseguita il mondo. C’è sempre, e credo sia tutta colpa dell’uomo stesso. Non sopporto l’ingiustizia ed è in questo che l’uomo è così miserabile, non si rende conto del male che si fa da solo, con le proprie stesse mani. Si strangola e soffoca tra le proprie dita.
Vorrei rinchiudermi nella stanza di un Hotel. E’ lì che ho vissuto i miei momenti migliori, ore agognate di passione e amore, di attese. Più lunga si faceva l’attesa e maggiore era la ricompensa che poi potevo ottenere nel poterla guardare negli occhi e accarezzarla. Erano attimi di amore puro. Con la schiuma del suo cappuccino sulle mie labbra, sorridendo insieme durante la colazione a letto la mattina. Momenti magici che non torneranno.
E poi, uscito da lì, di nuovo al mio fottutissimo lavoro, avrei preferito qualcosa di meglio, qualcosa che potesse rendere felice anche lei. Mi piace indagare dentro le persone, chissà, forse mi sarebbe piaciuto fare il medico o lo psichiatra, per riuscire a leggere tutti dentro, come se fossero libri, storie mute da raccontare impostando i sottotitoli.
Ed è per questo che apprezzo l’onestà, la sincerità. E’ ciò che ci rende veri uomini, le bugie, quelle le dicono soltanto i bambini. Se vogliamo essere veri uomini dovremmo essere sempre onesti, soprattutto con noi stessi. Io non so se sono onesto con me, a volte mi sento illegale. Il mio cuore è illegale perché vuole fuggire da questo Stato, il mio cuore è come una puttana.
Diciamo anche da questo stato di cose. Per ritrovarmi con una donna che sappia essere allo stesso tempo sia dolce che sensuale. Una donna deve saper comunicare con il proprio corpo, deve sapersi muovere. I suoi sguardi e il suo modo di camminare fanno di una donna una vera donna. Gli occhi che sanno parlare a quelli muti di un uomo quando s’incrociano gli sguardi vicendevolmente.
E così ritrovarsi in una casetta, magari in collina o vicino al mare, dove un giorno potrei ritrovarmi con tanti bamboccetti che mi ronzano intorno. Ci giocherei con la mia pistola finta, bang bang! Presi!
E’ solo questo che voglio. E per ottenere i propri sogni bisogna svegliarsi.
Punto Omega
Mi allontano così da questo punto vibrante del tempo, dall’attimo che può essere eterno e quindi condurre alla follia. Mi allontano oltre il vago presentimento, quello che viene prima del sentimento, per annullare falsi battiti di cuore e ciglia, racchiudendo il mio me stesso in un punto indefinito, dove l’esercito delle genti sia lontano da me in modo da non esserne più tallonato, controllato a vista come dai balconi, dalle strade ai bordi alti di città dove scattare con la memoria immagini panoramiche di realtà che preferiremmo vedere offuscate da un leggero velo di fumo e incandescenza rossastra. E’ meglio non vederci chiaro quando il sudiciume e la grettezza s’inspessiscono come vermi sul nostro pane quotidiano o su altri cibi da evitare (accuratamente).
Siamo una folla, uno sciame. Viaggiamo in eserciti e una sola bomba non è mai abbastanza. Siamo l’alveare ed ogni casa è il nostro nido ma ci accorgiamo che di fiori dove posarci ce ne sono sempre meno. Così la confusione della tecnologia ci irretisce con i suoi oracoli di guerra senza pace, tra le reti di pensieri tutti uguali uno all’altro, uno dietro l’altro, come catene di montaggio delle stesse idee ripetute per anni e anni. La stessa identica fabbrica delle idee. Siamo i falsificatori e i copiatori, coloro che fanno girare la stessa identica ”notizia” da secoli e millenni. Stiamo per giungere alla rotta di collisione tra il possibile e il poco probabile, il punto di rottura, un salto al di là della nostra stessa biologia.
La vita vera non si può ridurre a parole dette o scritte, nessuno può farlo, mai. La vita vera si svolge quando siamo soli, quando pensiamo, percepiamo, persi nei ricordi, trasognati eppure presenti a noi stessi, gli istanti submicroscopici.
Untitled III
Ossessione di labbra e schiena
oltre il lenzuolo che ti ricopre le ossa
tra carne e midollo vitale
la bianchezza del tuo illuminare
la notte mia con i palmi tuoi
sulla mia fronte senza coperte
mi accendi le cattive idee
di carne e nervi scoperti
o inventati in mezzo alla tua di fronte
con leggera increspatura tra ricordi
e stati, moti diversi, spazi e altre contrazioni
di muscoli e rivoli tesi
di lacrime, liquidi e umori
tra tutti quei rumori che frusciamo insieme
tra le lenzuola
quell’unica volta che ci amiamo
di tanto in tanto,
l’unione che avviene come onda sale e poi scende
siamo rapporti non lineari
c’incurviamo nel tempo e nello spazio
così come si piega la tua schiena
all’imposizione delle dita mie.
Riesco a placarti.
Untitled II
Sbarrati di fronte a queste lame
attraverso le quali le mani urlano fuori
e artiglio la terra come da un lontano ruggito
per graffiarti sulla schiena inarcata
gatta dagli occhi sempre ciechi
per questo sempre innamorata
di tanti e di nessuno mai di me
dimenticato dietro lame di nuvole
tagliano il cielo in due colori
l’uno è l’argento delle lacrime e la pioggia
l’altro è il bianco oblio di un sole lontano
mentre mi vaghi ancora così dentro
senza che mai la mia bocca dia vita al nome
e ti crei adesso qui presente come carne e pelle.
Untitled
Sostienimi feroce tra le mani tue
come se dovessi raccogliere acque che cadono per farsi male
io vengo dal cielo, sono stato un attimo lassù
raccoglimi e portami alla tua bocca
come se fossi semplice acqua fresca da bere
Pesami tra le mani e ascolta l’odore
sulla strada lasciato dalle piogge
Come foglie smarrite corriamo col vento.
Dezeen » Blog Archive » Il cuore è una pompa by Gianfranco Pampaloni
Dezeen » Blog Archive » Il cuore è una pompa by GianfrancoPampaloni.
Basta, IL CUORE è UNA POMPA!
Per festeggiare la festa degli innamorati, Pampaloni, lo storico argentiere fiorentino propone un’immagine speciale che parla col “cuore”. La vetrina della boutique che si trova a due passi di Via Tornabuoni, in Via Porta Rossa 99 r, colpisce al cuore con una provocazione pulp in chiave ironica, mettendo in vetrina un cuore trafitto da una freccia rigorosamente d’argento, per comunicare il semplice concetto: “Il cuore è una pompa”.
Scombussolati
Che ne sappiamo noi di nocche che s’intrecciano
di dita che s’avvolgono
in un pugno o una corazza per proteggerci il viso
da sguardi blindati per non vedere oltre.
Lo spesso smalto sulle nostre labbra che incorniciano bocche di bronzo
in noi che non imbocchiamo mai la strada giusta, maestra,
in noi che preferiamo dar da mangiare ad altri pover’ uomini
che marciscono su marciapiedi, ma distesi.
Sterziamo e andando oltre scherziamo
sbandiamo qua e là ubriachi di cieli sporchi che ci riempiono
la bocca, scendono in gola, ci tempestano dentro,
non siamo diamanti, noi siamo teppistelli
attempati pipistrelli indiavolati nella notte
che con le nocche ci scambiamo forze
pugnalando altre porte con i propri pugni
bussando forte forte, sfondando e perdendoci
oltre quelle porte senza portare la bussola
vagando altrove teneramente scombussolati.
Senza bussare, aprire sempre senza bussare,
agli altri cuori che incrociamo per le dita
per questo le nostre nocche adesso
sono ricoperte di sangue caldo.
Comunicazioni di inutili servizi
C’è una velocità della vita oggi che viaggia in parallelo alle fibre ottiche e alle connessioni digitali. C’è una velocità della vita che non ci lascia spazio all’interno dello stesso spazio, nel tempo stesso in cui pensiamo un’idea, un’immagine, nel tempo stesso in cui esprimiamo un desiderio. Per sostenere queste altissime velocità il blog a volte diviene lento, forse anche noioso. Quindi questo spazio sarà sempre più desolato (forse per molti anche desolante) e la scrittura che ci fa tanta compagnia sempre più rada e forse rara. Tutto questo per dire che il flusso dei pensieri verrà spesso e volentieri convogliato in nuovi modi e mondi di comunicazione già presenti da tempo sul mio tumblr:
Ammarare
Siamo terre lontane, amareggiate,
siamo come scoli, inascoltati.
Ci attraversiamo come strade all’incrocio
senza fermarci mai con gli occhi
siamo come poli negativi, ci appollaiamo
sui nostri allori fatti d’argento,
culle disfatte da bambini, adesso noi adulti
galleggiamo in queste amache nell’aria
con i nostri ammacchi sulla pelle
scordandoci gli ammiccamenti all’incrocio
su per quella via dove vedemmo anche Gesù
inchiodarsi coi freni delle mani alla croce
con il nome in testa di Amore e Re.
Fuggiamo via, amareggiati, come mari lontani.



