Il becchino è proprio un cascamorto. Gira in città con la faccia da pesce lesso, sempre un po’ stanco, sempre un po’ mezzo morto. Il fine settimana è la sua gloria, si risveglia al mattino con la luce negli occhi, quella che si vede in fondo al tunnel prima di morire. Quando è su di giri non vede stelle o uccellini che gli svolazzano intorno ma vede croci e lapidi che gli girano in tondo davanti agli occhi, croci che poi si trasformano in banconote verdi che brillano. Il becchino sa benissimo come ammazzare il tempo e cerca di farlo in continuazione in modo che poi possa fargli anche il funerale. La notte per lui è magica. E’ in quel momento che si trasforma. Un vero e proprio cascamorto, ogni donna diventa una preda e nessuna di esse ha paura della sua mano morta, nessuna, perché sanno che se la mano è morta è vivo il portafogli e il conto in banca. Non ci sono tempi morti sulla sua auto costata fior fiori di crisantemi gialli, il tempo si ferma, i semafori non si accendono più col rosso. Eccolo, si sfrega le mani e non lo fa per accendere un fuoco fatuo, o magari a volte ne vien fuori uno. Si sfrega le mani e si sfrega anche la mano morta su una banconota da cento. Sì, non c’è nessun dubbio, il becchino è un vero cascamorto.
Archivio Mensile: luglio 2011
Io cammino sul confine immaginario dell’orizzonte
mentre voi, signori spettatori,
mi guardate dalla strada,
cuori appesi ad un sospiro
per paura che io cada
ma il mio equilibrio è in cielo
come i sogni dei poeti, mai potrei viver come voi.
Il solstizio d’inferno
Cade oggi e si fa male. Cade sui tetti come il fuoco del sole, la pioggia di fiamme che ci accende e c’infiamma. Siamo tutti come piccoli fiammiferai e raccogliamo le nostre ceneri al risveglio, le portiamo in bagno, le deportiamo altrove aprendo le finestre e facendole fuggire via col vento. Rinasciamo come Fenici, un po’ meno felici, a seconda della nostra destinazione parola questa che non è altro che un amalgama tra maledizione e destino, la nostra fottuta destinazione. O forse tra destino e ostinazione a voler tirare avanti il carro con tutti i buoi e i bui, i momenti scuri con tutte le stelle e le lune ad essi collegati. Quindi è vero che rinasciamo, un po’ come quando a volte moriamo più volte, mormorando le nostre ultime capriole nell’atto di divincolarci dalla vita stessa. Siamo sempre sull’orlo dei merletti e ne vorremo cucire di storie a forma di cuore per un numero infinito. D’altronde ci rendiamo conto, dopo aver fatto ogni minimo calcolo, ci rendiamo il conto esatto, lo scontrino del prezzo e del disprezzo, di quanto ci costa la vita, sicuramente cara come ogni buon giornale ci ricorda adesso che la crisi va per la maggiore. Mai che il male andasse per il minore. Siamo sempre scossi sopra un’onda anomala che ci fa restare fermi, non ci fa andare da nessuna parte. Ma è così a volte che impartiamo le lezioni piuttosto che impararle. Dividere, dividere, dividere.


